pausa

Ho messo in pausa la mia vita. Non c’è un altro modo per definirla.

Il 6 marzo ho schiacciato quel pulsante salendo sull’aereo che mi ha riportata a Roma, la mia amata (quanto odiata) Roma. Sono frastornata, confusa e anche un po’ infelice. Quando sono partita avevo lasciato una parte del mio cuore qui, con i miei bimbi pelosi e gli amici di sempre… Ora che sono tornata, anche se solo di “passaggio” – in attesa del mio visto, mi sento comunque vuota.

E mi è anche venuta l’orticaria.

Cerco di cogliere il lato positivo di questa attesa, coltivando i miei interessi e godendomi la vita come non ho potuto mai fare a causa del lavoro. Ma quando si è abituati a lavorare 7 gg su 7, 12 ore al giorno, fermarsi non è mica così facile. Il primo pensiero ogni mattiva va al lavoro, e puntuamente impiego qualche secondo prima di ricordarmi che io un lavoro in Italia non ce l’ho più. Così, nell’istante immediatamente successivo, inizio a farmi le seghe mentalisul tempo che passa e sul fatto che nel mio curriculum ci sarà inevitabilmente un buco. Un buco che dovrò giustificare. Pensate si possa scrivere che ho semplicemente “vissuto” ogni istante e assaporato ogni momento? No eh?!

pausa

C’è un proverbio cinese che recita:  A chi sa attendere, il tempo apre ogni porta.

Io son qui che attendo.

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