La divoratrice

Ho sempre avuto un enorme passione per i libri (ricordo l’insegnante della scuola media che mi chiamava “la divoratrice” – di libri per l’appunto 😄) e ho sempre vissuto le biblioteche come luogo magico dove poter sognare la vita che avrei voluto. Ma non avevo mai pensato ad una biblioteca come un posto in cui potermi rifugiare, dove isolarmi dal caos di una città che non conosco e nella quale mi sento incredibilmente persa.

Quando vivi in un paese straniero, dove tutto intorno a te ha un colore e un sapore diverso da quelli a cui sei abituata, dove le persone parlano una lingua che non capisci poi così tanto (anche se continuo a ringraziare le notti insonni passate davanti alle serie tv e che mi hanno permesso di arrivare incolume ad oggi) arriva un momento in cui ti senti sopraffatto e hai bisogno di staccare.

Ho varcato la porta di questa biblioteca sperando di trovare qualcosa a me familiare: dall’odore delle pagine di un libro, al colore della sua copertina… non avrei immaginato che proprio nel suo silenzio, invece, mi sarei sentita a casa.

È bastato un attimo e tutto intorno a me si è fermato. Niente più caos, niente più voci.

Il mondo che conosco è tornato a fare capolino, inaspettato, nel silenzio.

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